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La Puglia prima nel Welfare

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La Puglia è leader in tutto il Mezzogiorno per le sue politiche di welfare e per questo dovrebbe mettersi alla guida delle altre regioni e incentivare un migliore sviluppo sociale in tutto il Sud.
A dirlo questa volta non è il Presidente Vendola o l'assessore alle Politiche sociali Elena Gentile.
Questa attestazione di merito proviene invece dal Presidente del Centro Internazionale per gli studi sulla famiglia (Cisf) e del Forum nazionale delle associazioni familiari, Francesco Belletti, che ha preso parte al convegno "Il Welfare familiare in Puglia - il network di città", organizzato a Bari.
Forte della sua grande energia e capacità progettuale nel campo delle politiche familiari e socio-assistenziali, la Puglia, secondo Belletti, dovrebbe essere la promotrice di una nuova società civile "in movimento".
E dovrebbe fare da modello per le istituzioni politiche di tutte le altre regioni meridionali che dovrebbero impegnarsi per alleviare la condizione sociale e, di conseguenza, anche economica, delle loro popolazioni.
"Alla politica spetta il compito di dare segnali positivi e, quindi, chiedere un fisco a misura di famiglia è una scelta economica ma anche un segnale di attenzione alla famiglia che è il motore del Paese".
A causa delle difficoltà economiche, infatti, il nucleo familiare si restringe e il desiderio materno soccombe sotto la paura dell'impoverimento.
In Italia oggi solo il 50% delle famiglie ha figli e i fortunati ne hanno comunque di meno di quelli desiderati.
Mentre il tutto contribuisce a rendere sempre più difficile un ricambio generazionale che da trent'anni è in passivo tra genitori e figli.
Il quadro alquanto preoccupante emerge dal rapporto del Cisf del 2009 presentato a Bari, da cui è chiaro che le famiglie sono impaurite dal rischio di non riuscire a mantenere un tenore di vita accettabile con l'arrivo dei figli.
E' provato che con almeno tre figli l'incidenza di povertà assoluta in famiglia è pari all'8% e raddoppia rispetto a quella calcolata per il complesso delle famiglie italiane e triple rispetto a quella stimata per le coppie con  un solo figlio.
Il bilancio familiare deve infatti mettere in conto un 35% della spesa complessiva da destinare esclusivamente al mantenimento di un bambino, per i soli beni indispensabili, fino ai 5 anni. Una proporzione che, in pratica, consiste in una spesa media di 317 euro mensili e 3.800 annuali.
E questo senza tenere conto dei costi aggiuntivi legati a tutte le altre cure per un figlio, che fanno balzare la spesa media mensile a 798 euro.
Preoccupato sullo status attuale della famiglia media italiana è anche il presidente della Conferenza Episcopale pugliese, mons. Francesco Cacucci, intervenuto al convegno.
La famiglia come nucleo principale della società vive oggi in una doppia condizione rispondente ai diversi momenti della sua vita. Se le famiglie neoformate oggi stentano nel loro sostentamento, dall'altra le famiglie di più antica formazione fungono da àncora di salvataggio necessaria per i figli. In pratica ciò che si dice ammortizzatore sociale e che in Puglia risulta ancora il paracadute migliore per i giovani precari. Per questo, mons. Cacucci rivolge un appello alle istituzioni invitandole ad intervenire sulla famiglia come prima particella sociale da salvare. E la prima a muoversi, ancora di più, deve essere proprio la Puglia.

(di Valentina Serio da 20 centesimi del 20 ottobre 2010)