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Circolo IL PONTE Ginosa

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Maggio

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Maggio era sacro a Maia, madre di Mercurio, Dea della vegetazione

Antiche credenze

Sacro fuoco a Primavera – Il fuoco è sempre stato considerato elemento purificatore, simbolo di vita e di credenze. Di ascendenza fenicia ed egiziana, il culto del fuoco era ampiamente praticato dai Greci e dai Romani, i quali avevano istituito un ordine religioso “incaricato” della custodia del fuoco sacro, l’ordine delle Vestali, che lo alimentavano giorno e notte. Nella cultura contadina il culto del fuoco è mantenuto vivo attraverso l’usanza di accendere i falò nel giorno di San Giuseppe e dell’Annunziata, festività che segnano il passaggio dall’inverno alla primavera. Dalla direzione del fumo e delle scintille i contadini traevano indicazioni circa l’andamento dell’annata agraria. Al termine del rito collettivo – propiziatorio, nell’ambito del vicinato, il capo famiglia portava a casa una paletta di fuoco (devozionale) in onore di San Giuseppe (innesto cristiano). Il fuoco è venerazione: in seguito alla morte di un congiunto, nelle case si usava spegnere il fuoco. Una cucina senza fuoco voleva dire lutto. A sera i contadini, prima di andare a letto, non spegnevano il fuoco nel braciere ma lo coprivano con la cenere segnandolo con la croce, così come si faceva con le lucerne che si lasciavano spegnere da sé. Guai a buttare nel fuoco gli arnesi da lavoro, usati dai contadini nei campi; erano considerati sacri, un dono dal cielo, prometteva disgrazie a chi lo avesse fatto. (da Almanacco popolare “Terra delle Gravine” – anno 2006)

Erbe mediche e loro uso
Nel mese di Maggio si possono raccogliere: camomilla comune, rose, sambuco (fiori); altea belladonna, digitale, malva (foglie); capelvenere, cicuta maggiore, ruta, salvia, viola del pensiero (erba).
Camomilla (Chamaemelum Nobile) “campumille” ;  Fam. Compositae. Pianta con foglie incise, dal gradevole odore quando viene pestata, capolini peduncolati, generalmente sono presenti i fiori del raggio del colore bianco ma talora possono mancare.
Un cataplasma di foglie applicato sull’addome, calmava le coliche (gr. 25 di foglie ridotte in poltiglia).
Per le distorsioni, i crampi e indolenzimenti muscolari veniva usato un decotto di foglie (gr. 25 di foglie in gr. 100 di acqua, bollite per 20 minuti).
Le screpolature della pelle erano curate con frizioni di olio alla camomilla (gr. 15 di fiori in gr. 100 di olio, lasciati a macerare per 7 giorni) (“Come si curavano i nostri nonni” ed.  Congedo)


Previsioni (popolari) del tempo
A San Catalle jiesse u’ fridde e vène u’ calle (Il 9 maggio finisce il freddo)
Masce assutte, pène che tutte (Maggio non piovoso –asciutto-, pene per tutti)

Diceva il contadino
Ci pote de masce e zappe d’ajiuste non accogghjie né pane e manche muste (Chi pota di maggio e zappa d’agosto non raccoglie né grano e neanche uva)
‘U sole spanne le rasce, rose e fiore ‘u mèse de masce (A maggio i raggi del sole fanno sbocciare rose e fiori)
Dicevano i nostri nonni
Quanne stonne le scarpe sotto ò liètte u’ vai e viène du’ mièdeche non ave reggiètte (Quando le scarpe sono deposte sotto il letto, vuol dire che il padrone è malato)